Vangelo del giorno – 14 settembre

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Meditazione

Per celebrare la festa dell’esaltazione della croce, la liturgia propone la parte finale del dialogo tra Gesù e Nicodèmo, narrato nel Vangelo di Giovanni e incentrato sulla realtà dell’amore di Dio. Come prima lettura, si può scegliere tra un brano tratto dal libro dei Numeri e uno dalla lettera di Paolo ai cristiani di Filippi. La prima permette di rievocare il momento in cui Mosè innalza il serpente nel deserto, a cui fa riferimento Gesù nella perìcope evangelica; la seconda, invece, approfondisce l’evento del dono del Figlio da parte del Padre.
Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei, va da Gesù di notte, facendosi portavoce delle idee che alcuni avevano su di lui: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi se Dio non è con lui» (Gv 3,2). Gesù gli svela che, se uno vuole vedere ed entrare nel Regno di Dio, cioè cogliere il suo agire nella storia e far parte della realtà su cui Dio regna, è necessario essere generati dall’alto, cioè dallo Spirito. Davanti a quest’affermazione, Nicodèmo appare spiazzato e chiede come può accadere questo, come si può essere “generati dallo Spirito”. Gesù lo rimanda al suo essere maestro di Israele e, quindi, al suo dover conoscere la risposta alla sua stessa domanda, perché ciò di cui stanno parlando sono “cose della terra”, cioè realtà che si possono comprendere a partire dalla conoscenza della Scrittura. Nella parte del dialogo riportata nel brano evangelico di oggi, invece, Gesù inizia a parlare delle “cose del cielo”, che solo lui, che è disceso dal cielo, può rivelare. Il cuore di questo annuncio è l’innalzamento del Figlio dell’uomo, un evento che “bisogna” che si compia, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dietro questo “bisogno” c’è l’amore di Dio per il mondo, che si è manifestato proprio nel dare suo Figlio, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Che cosa vedo quando guardo il Crocifisso? Un uomo ingiustamente condannato, uno dei tanti uomini sconfitti dai “potenti” di questo mondo? O riesco a vedere l’amore di Dio per me che si fa dono, perché io, credendo nell’Amore fatto carne, abbia la vita eterna, cioè goda, fin da ora, di una vita piena e abbondante, certo che il desiderio di Dio è salvare il mondo e non condannarlo? Chiediamo al Padre il dono del suo Spirito, perché solo il suo “generarci dall’alto” ci donerà lo sguardo adatto capace di vedere nel Crocifisso l’Amore che ama fino alla fine.