Memoria Liturgica SS. Gioacchino e Anna

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,10-17

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

 

Meditazione

La genitorialità e la nascita-figliolanza sono uno dei temi maggiori dell’intera Scrittura, perché l’evento Cristo rivelerà in pienezza la profondità di significato cui essi sono da sempre ordinati nel piano salvifico di Dio. Egli è veramente Padre e da lui ogni paternità in cielo e in terra prende luce, senso e motivazione. Gesù è veramente Figlio e in lui ogni figliolanza acquista libertà e pienezza di vita nello Spirito. Lungi dall’essere esperienze da tecnologizzare sempre più, come oggi avviene nel nostro mondo occidentale, la genitorialità e la nascita-figliolanza sono invece un tesoro da custodire e da promuovere con una tenacia sempre più paziente, perché si tratta di eventi capaci di “parlarci” di Dio e di far “ascoltare” Dio in quelle che sono le esperienze più intime e decisive della specie umana. La famiglia della santa madre del Signore, Maria, ha saputo situarsi proprio a questo livello: è per questo che la Chiesa ne ha riconosciuto la santità. Se Gioacchino e Anna non avessero vissuto in modo da creare, nel profondo della loro umanità e della loro corporalità, un ambiente capace di “parlare” di Dio e di “ascoltare” Lui e la sua parola, Maria non sarebbe stata la figlia capace di “stare” sapientemente davanti al Signore e di donarsi interamente alla sua opera di salvezza che è il Cristo. Maria ha interiorizzato in sé, secondo i dinamismi presenti in ogni essere umano, il fatto di essere il frutto di un amore vero, intenso e tenace tra un uomo e una donna. Un amore ancor più vero, intenso e tenace nella misura in cui è stato pieno di Dio, pieno di volontà di servizio al suo progetto di alleanza, pieno di riconoscenza per il dono di appartenere alla comunità di fede di Israele. Onore e benedizione, quindi, a Gioacchino e Anna, e a quel che la grazia di Dio ha fatto in loro.